Rigging: Albero, sartie, crocette e... angoli

18 novembre 2012 - autore

Rigging

Il rigging è quella scienza (forse anche arte) che studia, progetta e realizza le attrezzature (manovre correnti e manovre fisse o dormienti) necessarie ad armare una barca a vela sostenendo l’albero e a farla navigare utilizzando il vento come forza propulsiva.

Questo breve articolo non ha la pretesa di trattare in maniera completa ed esaustiva le problematiche del rigging di una barca a vela, in quanto questa è una materia molto complessa e non certo esauribile in poche righe, tuttavia cercherà di chiarire alcuni concetti di base che, secondo me, un velista dovrebbe sempre avere ben chiari.

Accennerò infatti ad alcuni aspetti molto interessanti sul rigging delle manovre fisse. In altre parole: quali sono e come si valutano le forze applicate a sartie, stralli, albero e scafo della barca.

Si potrebbe pensare che la sicurezza di un armo sia esclusivamente un fatto che dipende dal dimensionamento di sartie e stralli. Molte volte io stesso mi sono trovato ad apprezzare il diametro generoso delle sartie di alcune barche pensando che avrebbero certamente sostenuto l’albero in qualsiasi condizione.

In effetti non è proprio così. O per lo meno non è solo così.

Ma allora come si progettano nella realtà le manovre fisse di una barca a vela? Come si dimensionano i cavi d’acciaio che sosterranno l’albero? E l’albero stesso, a che forze dovrà resistere? More...


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Ma che bella vela il gennaker – Prova in mare

3 settembre 2009 - autore

Lady Blues col gennaker e pannello solare

La vera sorpresa positiva di queste ultime vacanze è stato il nuovo gennaker che ho regalato a Lady Blues la scorsa primavera.

Ho già scritto una serie di articoli sull’argomento gennaker, ma ora che ho provato bene questa vela per un mese intero vorrei fare un resoconto, sperando che sia utile a qualcuno.

Premetto che la vela non è proprio un gennaker “puro”, ma piuttosto una via di mezzo tra un gennaker ed un code zero, come potete forse vedere nella foto qui sopra

Potrei definirlo un gennaker magro, oppure un code zero un po’ più grasso, ecco.

Comunque in definitiva una vela molto versatile e divertente, che si usa tranquillamente dalla bolina fino al lasco. More...


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Elica a pale fisse in navigazione a vela

20 marzo 2009 - autore

elica Nel tentativo di minimizzare l’attrito con l’acqua durante le navigazioni a vela, la moderna tecnologia ci ha messo a disposizione eliche molto sofisticate a pale abbattibili, orientabili, passo variabile, e chi più ne ha più ne metta.

Se la vostra imbarcazione monta una max-prop, una j-prop o altre eliche simili, allora potete evitare di leggere questo articolo.

Ma se anche voi, come me, montate la classica bipala o tripala fissa, allora vi sarete certamente chiesti se navigando a vela sia meglio tenere la marcia inserita (e quindi l’elica ferma), oppure in folle, consentendo in quest’ultimo caso all’elica di ruotare liberamente sull’asse.

Quale di queste due situazioni generano un minor attrito sull’acqua? Elica ferma oppure elica in rotazione?

E’ convinzione comune che sia meglio mantenere l’elica in rotazione, poiché il movimento di “avvitamento” di questa nell’acqua servirebbe proprio a ridurre la resistenza all’avanzamento.

In effetti è vero l’esatto contrario.

Lo sapete che un elicottero può tranquillamente atterrare senza danni anche a motore spento? Vi garantisco che è proprio vero. A patto, però, che il rotore possa continuare a girare sotto l’effetto della corrente d’aria sviluppata per effetto della discesa verticale. Se il rotore (=elica) fosse bloccato, l’elicottero cadrebbe come un sasso.

E’ proprio l’effetto di autorotazione dell’elica che rallenta la discesa, sviluppando una forza che si oppone a quella di gravità.

Ciò che vale per l’elicottero vale naturalmente anche per la nostra barca a vela: sempre di eliche e di fluidi si tratta, e le leggi fisiche cui obbediscono sono le stesse!

Quindi ricordatevi: sempre meglio bloccare l’elica inserendo la marcia. Oltretutto si risparmiano gli ingranaggi della trasmissione Wink

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Regolazione delle vele - Seconda parte

12 dicembre 2008 - autore

Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto alcuni concetti generali sulla regolazione delle vele. Ora vediamo come ottimizzare le regolazioni a seconda dell'intensità del vento.

 

Regolare le vele con vento molto debole

Quando il vento è debole, sotto i 5-6 nodi, diventa davvero molto importante procedere ad una regolazione accurata delle vele, in quanto anche una variazione di qualche decimo di nodo di velocità può fare la differenza.

Procedendo ad andature dalla bolina al traverso, prima di tutto bisognerà prendere velocità, per "crearsi del vento apparente".

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Regolazione delle vele

5 dicembre 2008 - autore

Avere delle vele perfettamente a segno significa non solo massimizzare la velocità della barca o la sua VMG, ma anche avere un miglior comfort in navigazione ed una maggior sicurezza con vento sostenuto.

L'obiettivo di questo articolo non è quello di fare un trattato di dinamica dei fluidi, né ha l'ambizione di insegnare l'arte della regolazione delle vele a chi fa regate, ma vuole semplicemente fornire alcune regole di base sperando che possano risultare utili a qualche diportista che voglia ottenere sempre il miglior rendimento dalla propria barca a vela in crociera.

 

Alcuni concetti di base

Una vela è un profilo alare e come tale obbedisce a tutte le leggi fisiche cui sono soggette anche le ali di un aeroplano.

Il rendimento di una vela è maggiore quando i filetti di aria scorrono su entrambe le sue superfici senza staccarsi da esse e senza creare turbolenze. In questo caso si dice che lo scorrimento dei filetti d'aria è laminare.

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Slancio di poppa e lunghezza al galleggiamento

26 ottobre 2008 - autore

Alpa 9.50

L'evoluzione delle forme di carena delle imbarcazioni a vela è stata influenzata nel corso del tempo dalla ricerca continua di maggiori volumi interni.

Lentamente, ma inesorabilmente, abbiamo assistito ad un arretramento del baglio massimo, all'allargamento della poppa ed alla riduzione progressiva degli slanci, fino alla loro scomparsa quasi totale.

Nei progetti degli anni '70 la differenza tra la lunghezza dello scafo e la lunghezza al galleggiamento era ancora importante, mentre invece oggi questi due valori sono molto simili tra loro.

Ma quali sono gli effetti di questi cambi progettuali  sul comportamento delle barche in navigazione?

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