Navigare al lasco con vento forte

26 aprile 2009 - autore

Navigazione al lasco Il weekend scorso ero a Port Grimaud con degli amici conosciuti su  Facebook e stavamo cazzeggiando dopo pranzo davanti ai bicchieri ancora pieni di un vinello rosé  bello fresco.

Si parlava della regolazione delle vele nelle andature al lasco o poppa quando il vento soffia forte ed il mare è bello formato.

Io asserivo che in quelle condizioni sono solito utilizzare solo il fiocco, o genoa più o meno rollato. Insomma, preferisco issare soltanto la vela di prua, lasciando la randa ammainata perché in questo modo mi sento più sicuro.

Raccontavo della mia esperienza di navigazione con forte mistral da Porquerolles a Nizza: 40 nodi al lasco, con onde di 2,5-3 metri provenienti dalla stessa direzione del vento. In quella circostanza ad un certo punto, pur avendo solo un pezzettino di genoa (credo non più di 10 mq di tela), non mi sono accorto di un’onda particolarmente alta che sopraggiungeva e, non riuscendo a poggiare con sufficiente anticipo, ho straorzato girando la prua di quasi 180 gradi.

Un amico diceva che ciò non sarebbe successo se avessi avuto a riva anche la randa che, anche con due o tre mani di terzaroli, avrebbe equilibrato meglio la barca.

Io non sono d’accordo con questa affermazione, per una serie di motivi:

  1. La randa è una vela orziera. Questo è vero nelle andature strette, poiché sposta il centro velico a poppavia del centro di deriva, ma è ancor più vero nelle andature dal lasco alla poppa, in cui deve essere tenuta molto aperta e questo fa sì che il centro velico si sposti molto lateralmente rispetto all’asse della barca, generando una risultante di forze che tendono a farla ruotare verso il vento e di conseguenza a causare una straorzata con maggiore facilità
  2. Con vento dietro e mare formato il rollio della barca è molto forte. In questa situazione è facile che un’oscillazione laterale particolarmente accentuata possa mettere in acqua l’estremità del boma (varea), con delle possibili conseguenze negative (rottura del boma o della randa)
  3. Sempre a causa del forte rollio e della poca stabilità di rotta delle barche moderne a carena piatta a queste andature (diverso il caso per le vecchie signore a chiglia lunga), è piuttosto facile che si possa verificare una strambata involontaria, con conseguente passaggio a tutta velocità del boma e possibili danni a persone e strutture
  4. L’utilizzo della randa al lasco e con vento forte è comunque impegnativo e può essere addirittura pericoloso se l’equipaggio è inesperto. Avete provato a ridurre la randa al lasco con un ventaccio? Di bolina è quasi sempre possibile farlo in relativa sicurezza, ma col vento dietro non è facile come sembra! Provate ad orzare per cercare di sventare un po’ la randa e poi mi direte. E nemmeno fare una strambata è un giochetto da ragazzi quando il vento soffia a 40 nodi e oltre: se timoniere e randista non sono perfettamente coordinati si rischia di fare dei grossi danni.

Morale della favola: per quanto mi riguarda io continuerò a fare come ho sempre fatto, ammainando la randa e lasciando a riva soltanto il mio bel fiocco avvolgibile, che posso sempre ridurre in pochi secondi dal pozzetto ed in piena sicurezza.

Voi che ne pensate?


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Comments

concordo con te ad ammainare la randa con 35 - 40 knt in andatura portante si fanno sicuramente danni...e visto che noi si va per diporto e non siamo in regata...

sonia   aprile 26. 2009 19:53

Sono d'accordo con te. Di sicuro avere solo il genoa è una garanzia ed è più semplice.
Tuttavia non ha torto chi sostiene che in linea di principio bisognerebbe avere anche un po' di randa. Avere la randa su, anche poco ha i rischi che tu hai ben descritto ma dà maggior spinta alla barca che ti può permettere di affrontare meglio le onde e di portare lo scafo in planata. Per ridurre i rischi di strambata involontaria in crociera magari con equipaggio ridotto consiglio l'uso di un freno per il boma tipo walder. Funziona molto bene ed è una sorta di assicurazione. L'ho comprato in Francia nel negozio di Accastillage Diffusion di Cannes La Boca costa caro ma serve.
Un saluto

marco m   aprile 26. 2009 22:12

Grazie, Marco.
Al freno del boma, proprio quello di AD, ci ho pensato spesso, ma mi ha sempre fermato il costo secondo me davvero eccessivo.
Per quanto riguarda la velocità e la planata, con 40 nodi divento ti assicuro che planavo anche con un fazzoletto a prua.
Figurati che sul mio Bavaria 32 facevo 9-10 nodi in planata.
Guarda la fine di questo video. Naturalmente non ci sono i pezzi col vento forte (non pensavo alla telecamera) ma alla fine il log dimostra che non scherzavo
http://www.youtube.com/watch?v=ESboE3iqdog
Ciao

Roberto Minoia   aprile 26. 2009 22:54

Anche io ho sperimentato con successo la stessa strategia, soprattutto sulle barche con vela prodiera rollata, ovviamente (per via della facilità di manovra).
Avere la "trazione anteriore" è certamente una cosa buona nel 100% dei casi. Ci sarebbe da chiarire il perchè della tua straorzata, non legata di certo all'equilibrio velico, ma alla dimensione ed energia dell'onda che ti ha colpito. Sicuro che il timone sia sufficientemente dimensionato?

Eugenio   aprile 27. 2009 00:00

Ciao Eugenio,
infatti è stata l'onda che mi ha fatto girare. Poi quando la barca è arrivata col vento vicino al traverso, il vento stesso l'ha fatta piegare ed il timone è uscito dall'acqua. Forse l'onda stessa, che ormai aveva passato la poppa, l'ha fatto uscire.
Non so bene, è stato tutto molto veloce ma sicuramente indotto dal piegamento su un fianco della barca causato dall'onda. In seguito mi sono organizzato, con la mia compagna che dal pozzetto mi faceva il conto alla rovescia ad ogni onda, in modo che potessi anticipare la poggiata. E così ha funzionato! Wink

Roberto Minoia   aprile 27. 2009 00:50

quanto vento e quanto mare?
quando si parla di riduzione di tela tutto va sempre, almeno approssimativamente, quantificato!
non dimentichiamo specialmente che le due variabili vento/mare non sempre si accompagnano in "legge lineare"
farei un debito distinguo di questo tipo:
- in caso di "mare vivo" è corretto il discorso fatto da te Roby: la riduzione della tela si fa oltre che dalla testa d'albero verso la coperta, anche da poppa a prua. quindi.. ridurre avvolgendo e prendendo le mani, e quando rinforza ancora togliere la randa lasciando la vela di prua. (non dimentichiamo la velatura "estrema" cioè il fiocco da tempesta o tormentina, non prevede comunque alcuna randa issata)
- in caso di "mare morto" o comunque componenti del moto ondoso non perfettamente concordi alla direzione del vento è diverso.. li secondo me la randa serve, pure con gli opportuni accorgimenti, uno dei quali può essere la "mano obliqua" (prendere i terzaroli senza spostare il punto di mura all'albero, in maniera d'alzare la varea del boma e scongiurare il rischio concreto di metterlo in acqua)
in questo caso comunque la barca va fatta correre e per questo serve la randa, mentre la vela di prua va regolata solo per avere potenza in uscita dall'onda, quindi anche ridotta se si vuole ma comunque mai magra (punto di scotta non troppo a poppa, per dire la prima che mi viene in mente!)

diciamo che la combinazione migliore di velatura per le precise condizioni meteo, vento ma specialmente mare, deve essere tale non solo nella misura di tela a riva ma anche nella relativa regolazione

generalizzare insomma è un pò complesso.. Wink

davide   aprile 28. 2009 10:58

Grazie, Davide, per il tuo prezioso ed esperto parere.
In effetti mi fai giustamente notare che si parla di vento "forte" e mare "bello formato" ma senza specificare nella sostanza.
Io mi riferivo a 40 nodi di vento e 2.5-3 metri di onda. E vado subito a modificare il post Smile
Molto prezioso il consiglio della mano "obliqua" alla randa, che mi ero proprio scordato di citare, ma è riportato su tutti i manuali (io non l'ho mai provato)

Roberto Minoia   aprile 28. 2009 12:59

Uhm mano "obliqua" alla randa...questa mi è nuova, Davide noi dovremmo parlare più spesso di tecnica!Non tenerti tutto per te! Smile

sonia   aprile 28. 2009 18:19

Aggiungerei alle due variabili vento/mare quanta tela sopporta in determinate condizioni la nostra imbarcazione, considerati i pesanti carichi di compressione sull'asse longitudinale (vento + moto ondoso) e che la parte pericolosa è proprio l'onda, sempre che si sia adeguata la velatura alla forza del vento.

Nelle condizioni da te descritte Roberto, mi comporto nello stesso identico modo, niente randa e solo fiocco, scelta dettata soprattutto dallo scarso equipaggio, spesso sono solo, o con equipaggio con poca esperienza. In condizioni difficili con vento superiore ai 35 nodi i miei pensieri principali sono: corretto approccio sull'onda e guadagnare più acqua possibile dalla costa.

La mano obliqua alla randa l'ho vista su un Hunter la scorsa estate rientrando da Saint Tropez, lasco, mare formato e vento 30 nodi. Mai provata ...

Quante cose devo ancora imparare. Smile

@ Roberto

Ci si vede a BdA.

Roberto "Stargate"   maggio 7. 2009 14:21

Ciao a tutti,
anche io di massima preferisco navigare al lasco o granlasco con solo genoa sopratutto perchè sono convinto che in quelle andature larghe il genoa viene coperto troppo e non rende. Se l'andatura si fa un po' più stretta (120-110gradi di twa) preferisco invece tenere un po di randa che mi stabilizza l'andatura. Nella necessità di ridurre agisco rollando parecchio il genoa in andatura di granlasco in modo da scaricarlo un po' poi orzo lentamente per una bolina larga che mi consente di sventare e ridurre od ammainare completamente. Bel blog bravo roberto

Fabio   dicembre 10. 2009 00:18

Ciao Fabio. Ho curiosato un po' nel tuo blog e... sei già un mito! Smile

Roberto Minoia   dicembre 10. 2009 10:52

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